V° Lectio di Quaresima – La risurrezione di Lazzaro

V LECTIO SULLA RESURREZIONE DI LAZZARO – Gv. 11:1-45

Introduzione

Il vangelo di questa domenica è il celebre brano della resurrezione di Lazzaro, il settimo e ultimo dei “segni”, i miracoli descritti da Giovanni nel suo vangelo. Dopo di esso infatti si avvieranno gli eventi che porteranno Gesù a subire la croce («[la malattia di Lazzaro] è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato»).

 

Contesto

Per la complessità del testo non è possibile fare un’analisi completa, metteremo in luce solo alcuni elementi.

 

La strutta del brano è la seguente:

ambientazione storica (11,1-6);

dialogo di Gesù con i discepoli (11,7-16); dialogo di Gesù con Marta (11,17-27); dialogo di Gesù con Maria (11,28-37); Gesù di fronte alla morte (11,38-44);

 

Gesù viene avvisato della grave malattia che sta conducendo Lazzaro alla morte, eppure non si muove subito verso Betania come richiesto da Marta e Maria; al contrario, si metterà in viaggio alla morte dell’amico. In questo modo la risurrezione di Lazzaro diventa sia una catechesi per i discepoli («Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate») sia una prefigurazione della morte e resurrezione di Cristo stesso.

 

Gesù si dirige quindi alla volta di Betania, ma non vi entrerà mai: questo particolare sottolinea la distanza tra Gesù e il villaggio, che in senso biblico simboleggia tutte le credenze tradizionali a cui gli abitanti erano legati. È Marta che va incontro a Gesù, rimproverandogli il ritardo («Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!»; stesso rimprovero che poco dopo gli rivolgerà la sorella Maria) ma allo stesso tempo esprimendo la sua fede in lui: «anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». È da notare che il verbo “chiederai” indica una richiesta fatta da un inferiore a un superiore. Marta ritiene Gesù un profeta, mentre egli si presenta inequivocabilmente come la sorgente della vita: la sola fede in lui è già un passaggio dalla morte alla vita («Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno»).

 

Giunto al sepolcro, Gesù ordina ai presenti di rimuovere la pietra dall’ingresso della tomba. Marta, sebbene poco prima avesse confessato la sua fede in Gesù («io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio»), ancora fatica a credere che egli possa veramente richiamare alla vita il fratello («Signore, manda già cattivo odore: è da quattro giorni»). Qui si misura la distanza tra le credenze degli abitanti del villaggio e la novità portata da Gesù: la morte non è la fine definitiva, ma è un passaggio alla vita nuova in Cristo, di cui la resurrezione di Lazzaro è un segno rivelatore che mira a confermarli nella fede («l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato»).

 

Anche il modo in cui era sepolto Lazzaro è simbolico: il brano dice che aveva «i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario», ma gli Ebrei non seppellivano così i cadaveri. Questa è un’immagine per rappresentare la vecchia credenza della morte che i presenti condividevano. Liberando Lazzaro dalla morte, Gesù “libera” tutti loro dalle concezioni errate sulla morte come

termine della vita, per donare a loro (e in loro anche a noi) la fede nella vita eterna che possiamo ottenere mediante la fede in lui.

 

Prendiamo alcune considerazioni dal brano del Vangelo:

“Lazzaro è morto”

Gesù spiega perché vuole andare verso sud

Il nostro amico Lazzaro è “addormentato” e io lo sveglierò.

Si può quasi sentire la reazione dei discepoli:

 

Stai mettendo te stesso e noi in grave pericolo solo per svegliare qualcuno?! Perché disturbarlo? Il sonno gli fa bene.

“Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”

 

Poi viene loro detto senza mezzi termini: “Lazzaro è morto”. Per il credente, la morte non è che un sonno dal quale ci si sveglia a una vita nuova e senza fine. E Gesù dice di essere contento, non perché è morto un caro amico, ma perché sarà l’occasione per i suoi discepoli di conoscere meglio Gesù, per accrescere la loro fede in chi è.

 

Tommaso, quello schietto, poi dice con spavalderia: “Andiamo anche noi a morire con lui”. Potrebbe essere inteso in senso cinico, ma esprimeva anche la chiamata cristiana a stare con Gesù fino in fondo, anche nella sua sofferenza e morte.

 

Un’altra analisi ci viene suggerita dalla “Casa di Betania”

La casa di Betania

Gesù ora si avvicina alla casa di Lazzaro e delle sue due sorelle, Marta e Maria, a Betania, appena fuori Gerusalemme. Maria, la contemplativa, rimane addolorata in casa, mentre Marta, l’attiva, esce per salutare Gesù (è interessante come i loro caratteri qui siano conformi all’immagine che ne abbiamo dal vangelo di Luca).

 

Marta dice,

“Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”

 

Gesù, già riconosciuto come fonte di vita e di guarigione, assicura Maria,

Tuo fratello risorgerà.

 

Marta dice che lo sa, ma la sua comprensione è solo nel senso convenzionale di una risurrezione finale.

 

Ma Gesù continua:

IO SONO la risurrezione. Se qualcuno crede in me, anche se muore, vivrà e chi vive e crede in me non morirà mai. Credi questo?

 

Al che Marta risponde magnificamente, riconoscendo in Gesù il Messia:

Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che doveva venire in questo mondo.

 

Le professioni di fede riservate nei vangeli sinottici a Pietro, sono qui ascoltate sulle labbra di una donna. Ricorda anche che fu una donna, la samaritana al pozzo, a cui Gesù rivelò per la prima volta la sua identità di Cristo.

 

Le parole di Gesù dicono due cose:


Mentre la morte fisica è l’esperienza di tutti, cristiani inclusi, la fede in Gesù porta la promessa di una vita che non finisce mai;

 

Chi è totalmente unito a Cristo comincia a godere fin d’ora della vita vera e senza fine. Non è solo qualcosa per il futuro.

 

Continuiamo poi con l’esortazione di Gesù:

Il Maestro chiama

Gesù è ancora fuori dal villaggio mentre Marta va a chiamare la sorella.

Il Maestro è qui e ti sta chiamando.

 

La parola greca per “è qui” è parestin, che corrisponde al sostantivo parousia, l’apparizione definitiva di Gesù nella nostra vita. Quando Gesù viene – e viene ogni giorno – ci chiama e si aspetta che rispondiamo alla sua presenza con la stessa premura di Maria.

 

Dolore per la morte di un amico

Nonostante il linguaggio profondamente simbolico e spirituale contenuto in questo brano, arriviamo all’esperienza molto umana delle persone di fronte alla morte. Gesù stesso è sopraffatto dal dolore per la morte di un caro amico. Le parole indicano l’intensità dei suoi sentimenti: “in grande angoscia”; “un sospiro che veniva dritto dal cuore”; “Gesù pianse”; e “ancora sospirando”.

 

Poco prima di ridare la vita a Lazzaro, Gesù prega il Padre. Gesù non è un semplice taumaturgo. Sta semplicemente compiendo l’opera di Dio suo Padre, il Creatore, Fonte e Datore di tutta la vita.

 

Il “segno” che sta per compiersi è quello di condurre le persone, attraverso Gesù, al Padre che lo ha mandato. L’unione con il nostro Dio è l’unico senso del nostro vivere.

 

Infine alcune considerazioni e spunti di riflessione personali:

Mille domande

L’effettiva resurrezione di Lazzaro sembra quasi un anti-climax(?). È espresso nel linguaggio più breve e ci sono molte domande che potremmo avere (ad esempio che aspetto aveva? come camminava? cosa ha detto?…) a cui semplicemente non viene data risposta. La storia vuole che ci soffermiamo sul “segno” centrale, che non fa che confermare quanto Gesù aveva detto di se stesso:

 

IO SONO la risurrezione e la vita.

 

Lazzaro rappresenta tutti coloro che vengono riportati alla vita, alla vita in Dio. Compimento della profezia di Ezechiele 37,12-14 – la famosa parabola della valle piena di ossa morte che vengono riportate in vita. Lazzaro rappresenta in modo particolare tutti coloro che sono portati a nuova vita dal battesimo, condividendo la vita stessa di Dio.

 

 

Considerazione (Riflessione)

 

1.                  Sentirsi inascoltati da Dio: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». È il lamento del nostro cuore tutte le volte in cui ci sentiamo inascoltati e abbandonati da Dio. Com’è possibile che davanti alla nostra sofferenza Dio non intervenga in nostro aiuto? Gesù, conduce Marta e vuole condurre ciascuno di noi ad un esperienza di Dio differente dalle nostre attese.

 

2.                  Una vita, già oggi, più forte della morte. Gesù è la resurrezione e vita e chi crede in Lui anche


se adesso muore continua a vivere. Gesù non parla di una resurrezione futura, ma afferma che il cristiano condivide la sua vita, una vita capace di superare la morte. Gesù prova dolore per la perdita dell’amico ma vuole condurci a compiere il passaggio dalla vita alla sua vita, la vita del Figlio, perché “Chi ha il Figlio ha la vita” (1Gv 5,12). Non è un passaggio dalla morte alla vita, ma è il passaggio di ciascun battezzato dalla vita nel cosmo ad una vita in Dio (cfr. Rm 6,4; Col 2,12).

 

Che idea ho di “risurrezione”?

Un’idea vaga, mitica, che fa riferimento alla fantasia, oppure la mia fede nella risurrezione è ancorata alla persona di Gesù, Risorto dai morti, vivente?

 

Mi sono mai chiesto cosa significa credere nella risurrezione di Gesù Cristo?

 

Quali reazioni provocano in me le tradizioni (molte orientali) che parlano di reincarnazione, di ritorno al principio primo ecc…?

 

Se la fede nella risurrezione ‘traballa’, l’esperienza della fede perde solidità. Ne sono convinto? Come faccio, concretamente a far crescere la mia fede in Cristo Risorto? Riesco a vedere, nel mondo, nella mia esperienza, nella storia che mi circonda i piccoli germi di risurrezione che il Dio della vita non si stanca di seminare?

 

3.                  Liberi dalla paura della morte

È Gesù che libera ciascuno di noi dalla paura della morte.

Gesù si reca al sepolcro dove Lazzaro è stato sepolto e ordina che la pietra messa sopra venga rimossa; Marta protesta perché il corpo del fratello è già in decomposizione e non c’è più nulla da fare, ma Gesù, grida: “Lazzaro, vieni fuori!” e ingiunge ai presenti di sciogliere e lasciare libero il morto (cfr. Gv. 11,43). Lazzaro è già nella gloria del Padre ma è la comunità che deve essere sciolta dalla paura della morte e imparare a lasciarlo libero di andare, nella certezza che ai tuo fedeli, o Signore, la vita non è tolta, me trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo”.

 

Il dolore è uno strumento di dialogo con Dio potentissimo, perché nel dolore siamo autentici. Le nostre lacrime hanno il potere di bagnare il suo cuore, di irrorarlo, di farlo battere con più forza. Nel dolore sono tolte le maschere, cadono le barriere, e ti sveli per quello che sei: la nudità è la nostra bellezza. Il pianto di Maria è contagioso: il dolore di Maria diventa quello di Gesù, che lo elèva. Il pianto lenisce, scioglie, sblocca, purifica. Allora entrerà in campo Marta, la quale finalmente capirà. Istruita dalle lacrime di Maria, capirà che si deve fidare fino in fondo.

 

Quali dolori ho provato nella mia vita? Come li ho vissuti?

 

Sono convinto che possa esserci un significato anche alla sofferenza? Credo che il mio dolore, associato e portato da Gesù, può essere redento? Per noi cristiani ‘odiare’ la morte è una metafora per dire odiare il peccato.

Sono consapevole che se non arrivo ad odiare i miei peccati, non posso sperimentare salvezza e liberazione? Come faccio a odiare i miei peccati?

 

Gesù si commuove di fronte alla sofferenza, al dolore, alla morte degli amici. Sono capace di empatia? Sono capace di gioire con chi gioisce, di piangere con chi piange, di aver stima di chi comunica la sua bella personalità?


 

«Guarda come lo amava!» (v.36) Cosa provocano in me le frasi:

“l’amore vince e sconfigge la morte” (Alessandro D’Avenia) “nei legami d’amore sta la vita eterna” (Pierangelo Sequeri) Quali esperienze di vita affiorano in me?

 

Gesù non ha paura di affrontare il cattivo odore di Lazzaro:  sono le nostre sporcizie, i nostri rifiuti, le nostre discariche, ciò che tentiamo di coprire, anche a noi stessi, ciò che ci provoca vergogna, repulsione, imbarazzo.

 

Quali sono i miei “cattivi odori”, che sentono anche gli altri, e spesso non sopportano?

 

La realtà della morte viene fotografata attraverso lʼimmagine del sepolcro, questa pietra che chiude lʼultimo capitolo dell’esistenza. Di lì a poco il Signore risusciterà. Noi siamo in cammino indirizzati oltre la vita, oltre la tomba.

 

Questo annuncio non è solo escatologico, ma fa riferimento anche alla nostra vita immanente, su questa terra: noi possiamo credere a questo annuncio di risurrezione perché già su questa terra facciamo esperienza della potenza della risurrezione, della potenza di Dio: in quanti sepolcri, in quante gabbie, in quante carceri ci infiliamo!

 

L’uomo, purtroppo, è molto bravo in questo: infilarci nei nostri sepolcri! Ingabbiati dentro peccati, dentro vizi, recriminazioni, ricordi, adultèri, paralisi, blocchi, paure. E non ce ne andiamo fuori da noi stessi. Abbiamo bisogno di Qualcuno che ci tiri fuori!

 

Quali sono le pietre tombali che il Signore deve togliere dal mio cuore?

 

Quali le mie gabbie, i miei vizi, i miei peccati, le mie dipendenze, i miei adultèri, le mie paralisi, i miei blocchi, le mie paure?

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