Presentazione alla lectio di Giovedì
22 dicembre di don Franco De Marchi C.R.L.
Dentro la nuova Babele
della nostra contemporaneità, dove le parole hanno perso la forza della comunicazione
comprensiva e creativa, l’umanità si ritrova sperduta e senza mete
significative e definite. Parole, parole,
parole soltanto parole diceva una canzone degli anni sessanta del secolo
scorso. Parole insignificanti, parole pesanti come macigni forieri di morte,
parole tenere e amanti, parole…. Basta fermarsi un po’ e prendersi del tempo
per entrare nel cuore e nell’anima dove il dire è vuoto e il comprendere
azzerato ma, possiamo anche avere la sorpresa e il dono di assaporare
l’impossibile e il non programmato. Dio, il Dio del Vangelo, è fantasia
assoluta, capace di sorprese insperate e magnificamente regalate dalla sua
fantasia creatrice di salvezza e di abbracci d’amore. Nella situazione storica,
nella quale viviamo, costatiamo una valanga distruttiva dell’insignificanza del
dire e l’assoluta incapacità del comprendersi.
Il Natale ci regala LA PAROLA il Logos. L’evangelista Giovanni, facendo
tesoro della fede semplice e bella delle prime comunità, ci presenta una novità
agognata, isperata e àncora di salvezza: “La PAROLA di Dio si è fatta carne ed
è venuta a ad abitare con noi” ( Gv.1,14). L’evangelista ci rivela la forza del
Logos che è capace di insegnare a
costruire belle relazioni di ascolto arrendevole all’accoglienza per una
comunicazione più vera e capace di costruire un presente vivibile e un futuro
ineffabile. Dio, ancora una volta, oggi, nella avventura della nostra vita,
riveste di carne come la nostra il Figlio che si manifesta uomo, carne della
nostra carne, immerso dentro una umanità sperduta nei meandri maleodoranti
della confusione foriera di sofferenza e di grande vuoto esistenziale. Dentro
questa Babele, la PAROLA si fa accoglienza, ascolto e dialogo dei bisogni di
una umanità vuota e riempita fino all’orlo del nulla. Oggi nel nostro vivere è
difficile, se non, troppo spesso, impossibile. L’ascolto nudo, l’arrendevolezza
disponibile e la capacità di un dialogo alla pari rispettando colui che parla e
colui che ascolta sembrano utopie irraggiungibili. Troppe Parole si sovrappongono in una Babele
della sordità, dell’urlo diventato afono, del imporre e violentare senza la
capacita di ascoltare e finalmente di arrendersi alle ragioni
dell’interlocutore. La Parola di Dio si fa ascolto, accoglienza e dialogo che
si dona ai bisogni di una umanità ormai assurdamente piena di un vuoto
indescrivibile e del nulla padrone del sapere. Si elemosina scusanti a buon
prezzo per non avere il coraggio di ammettere le nostre sordità e le gole ormai
definitivamente afone…
Venne
ad abitare in tra di noi. (Gv. 1,14) Dio non è più il
tutt’altro, l’inaccessibile, il lontano assiso nell’alto dei cieli da oggi,
adesso, se vogliamo e accogliamo, si fa uno di noi, tra di noi, parla, ama,
vive confuso tra la nostra affascinante normalità. Nascosto nella carne della
nostra carne, abita la nostra vita, amata senza se e senza ma, con la sua
paternità di misericordia, come Figlio di Salvezza e Spirito di bellezza. Il
Natale del Signore Gesù Cristo diventa l’occasione di conoscerlo e riconoscerlo
nella incarnazione di ogni persona che vive, soffre e ama in questa nostra
terra diventato paradiso capace di accogliere il coraggio di un Dio nascosto e
confuso tra le noie del tran tran quotidiano e, nello stesso tempo, si
manifesta nella carne e nello spirito di ogni uomo e donna di questa terra
centro e meraviglia del suo Amore. Solo chi saprà riconoscere nella carne
fragile la dignità umana, ferita e dispersa, sarà capace di conoscere e
riconoscere il Natale del Signore evento e presenza puntuale nello scorrere
inesorabile del tempo.

