III° Lectio di Avvento 2022

Presentazione alla lectio di Giovedì 22 dicembre di don Franco De Marchi C.R.L.

Dentro la nuova Babele della nostra contemporaneità, dove le parole hanno perso la forza della comunicazione comprensiva e creativa, l’umanità si ritrova sperduta e senza mete significative e definite. Parole, parole, parole soltanto parole diceva una canzone degli anni sessanta del secolo scorso. Parole insignificanti, parole pesanti come macigni forieri di morte, parole tenere e amanti, parole…. Basta fermarsi un po’ e prendersi del tempo per entrare nel cuore e nell’anima dove il dire è vuoto e il comprendere azzerato ma, possiamo anche avere la sorpresa e il dono di assaporare l’impossibile e il non programmato. Dio, il Dio del Vangelo, è fantasia assoluta, capace di sorprese insperate e magnificamente regalate dalla sua fantasia creatrice di salvezza e di abbracci d’amore. Nella situazione storica, nella quale viviamo, costatiamo una valanga distruttiva dell’insignificanza del dire e l’assoluta incapacità del comprendersi.

 Il Natale ci regala LA PAROLA il Logos. L’evangelista Giovanni, facendo tesoro della fede semplice e bella delle prime comunità, ci presenta una novità agognata, isperata e àncora di salvezza: “La PAROLA di Dio si è fatta carne ed è venuta a ad abitare con noi” ( Gv.1,14). L’evangelista ci rivela la forza del Logos che è capace di insegnare a costruire belle relazioni di ascolto arrendevole all’accoglienza per una comunicazione più vera e capace di costruire un presente vivibile e un futuro ineffabile. Dio, ancora una volta, oggi, nella avventura della nostra vita, riveste di carne come la nostra il Figlio che si manifesta uomo, carne della nostra carne, immerso dentro una umanità sperduta nei meandri maleodoranti della confusione foriera di sofferenza e di grande vuoto esistenziale. Dentro questa Babele, la PAROLA si fa accoglienza, ascolto e dialogo dei bisogni di una umanità vuota e riempita fino all’orlo del nulla. Oggi nel nostro vivere è difficile, se non, troppo spesso, impossibile. L’ascolto nudo, l’arrendevolezza disponibile e la capacità di un dialogo alla pari rispettando colui che parla e colui che ascolta sembrano utopie irraggiungibili.  Troppe Parole si sovrappongono in una Babele della sordità, dell’urlo diventato afono, del imporre e violentare senza la capacita di ascoltare e finalmente di arrendersi alle ragioni dell’interlocutore. La Parola di Dio si fa ascolto, accoglienza e dialogo che si dona ai bisogni di una umanità ormai assurdamente piena di un vuoto indescrivibile e del nulla padrone del sapere. Si elemosina scusanti a buon prezzo per non avere il coraggio di ammettere le nostre sordità e le gole ormai definitivamente afone…

Venne ad abitare in tra di noi. (Gv. 1,14) Dio non è più il tutt’altro, l’inaccessibile, il lontano assiso nell’alto dei cieli da oggi, adesso, se vogliamo e accogliamo, si fa uno di noi, tra di noi, parla, ama, vive confuso tra la nostra affascinante normalità. Nascosto nella carne della nostra carne, abita la nostra vita, amata senza se e senza ma, con la sua paternità di misericordia, come Figlio di Salvezza e Spirito di bellezza. Il Natale del Signore Gesù Cristo diventa l’occasione di conoscerlo e riconoscerlo nella incarnazione di ogni persona che vive, soffre e ama in questa nostra terra diventato paradiso capace di accogliere il coraggio di un Dio nascosto e confuso tra le noie del tran tran quotidiano e, nello stesso tempo, si manifesta nella carne e nello spirito di ogni uomo e donna di questa terra centro e meraviglia del suo Amore. Solo chi saprà riconoscere nella carne fragile la dignità umana, ferita e dispersa, sarà capace di conoscere e riconoscere il Natale del Signore evento e presenza puntuale nello scorrere inesorabile del tempo.


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